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La macchina neurodivergente

Mi è piaciuto. Tanto.
È sempre il solito discorso che bisogna leggere i libri al momento giusto. E questo era il momento per me.
Se esiste qualcosa come il cozy sci-fi questo libro ne è l’esempio più rappresentativo che io abbia letto finora. Non è cervellotico, non tratta di grandi temi sociali, non parla di distopie alienanti o catastrofi naturali, estinzioni di massa, tecnologia sterminatrice. No, parla di una creatura che vuole essere libera.

Solo per caso questo essere è una macchina senziente. Ma ha tutte le paure e le manie di un essere umano. E non è un caso se le manie e le paure emergono proprio quando SecUnit hackera il proprio modulo di controllo. Ha passato tutta la sua esistenza con quel giogo che la costringeva a obbedire agli ordini, che le diceva cosa fare. Non doveva prendere decisioni, doveva seguire la sua programmazione.
Le motivazioni per cui SecUnit viola il suo modulo di controllo non sono completamente chiare, anche se, man mano che la storia progredisce e riguadagna la memoria, lascia intendere che fosse una reazione ad un profondo trauma subito in passato.
Ha scelto la libertà perché l’obbedienza non la rendeva immune all’errore, anzi, la rendeva più fragile e corruttibile.
Ma il modulo le dava struttura, era la sua corazza. Perdere il modulo (e in seguito la sua corazza) la espone al mondo, agli elementi e alle persone. Un altro tipo di fragilità, non più nativa, ma ambientale.
SecUnit sceglie di essere libera all’inizio per curiosità, ma quando si rende conto cosa comporti davvero essere libera, si rende conto che non sa perché l’ha fatto, come non sa cosa vuole farne di questa libertà.

Con questo desiderio primario arrivano altri sentimenti: la solidarietà (affetto?) per le altre macchine, più o meno raffinate che siano, l’istinto di protezione nei confronti degli umani.
SecUnit voleva diventare una macchina assassina per vendicarsi degli stupidi umani che la trattavano male, ma alla fine scopre che occuparsi della sicurezza delle persone le piace, sa di essere brava, ed è consapevole che l’aver hackerato il modulo a liberato le sue capacità di calcolo e riesce ad imparare nuove abilità.
Ma, cosa più importante, ha imparato che vale la pena di fidarsi di qualcuno, che non tutti gli esseri umani sono dei trogloditi stupidi che si ammazzano a vicenda e la trattano male. Forse c’è qualcuno tra questi esseri biologici e puzzolenti che vale la pena salvare. E a cui affezionarsi.

Pubblicato inFantascienza

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